
I — Febbraio / Aprile
Risveglio
Potatura e stralciatura a fine inverno, con la speranza che la vendemmia ci regali emozioni. Poi la gemma si apre: «la potenza del risveglio della natura».
01 Manifesto
Tutto è iniziato con un corso. Non con una vigna. Un corso da sommelier, per gioco, per curiosità — e sera dopo sera, calice dopo calice, qualcosa è scattato.
«Non so se siamo più incoscienti o più sognatori, ma credo che in qualsiasi caso, questo sia l'inizio di una bellissima avventura.»
Valentina — Dicembre 2024
02 Storia
Un corso, un matrimonio, un castello, due vendemmie e una bambina. In quest'ordine.
Appena conosciuti, con una passione in comune che non sapevamo dove ci avrebbe portato, ci iscriviamo a un corso da sommelier per gioco, per curiosità. Sera dopo sera, calice dopo calice, qualcosa è scattato: non era solo il vino, era tutto il mondo che c'era dietro.
Così abbiamo iniziato a girare: cantine, degustazioni, fiere, strade che non avevamo mai fatto… fino a quel giorno.
Quasi per caso arriviamo al Castello delle sorelle Conti. L'intenzione era semplice: comprare qualche bottiglia. Siamo entrati per del vino, siamo usciti con «le chiavi» di una vigna.
È stato un sì detto più con la pancia che con la testa.

Da lì in poi è diventata una cosa di famiglia. Genitori, fratelli, amici… Pranzi trasformati in riunioni di vendemmia. Le mani di tutti, nessuna esperienza, ma tanta voglia di imparare.
Ci ha preso per mano e ci ha insegnato ad ascoltare la vigna prima di toccarla.
Aria fresca di metà inverno, mani che vanno e testa libera: potatura, stralciatura, il filare prima e dopo.

È arrivata così: in una mattina di sole, con le persone a cui vogliamo bene tra i filari.
Nonostante il tasso, il calabrone, la troppa pioggia, gli uccelli, i cinghiali, la volpe, la peronospora e la popillia: ce l'abbiamo fatta.

Orgoglio e mille domande: raccogliere prima o dopo, pressare di più le bucce? «Detto questo, il mio vino mi piace molto!»
Imbottigliamo la prima vendemmia. Lo stesso giorno viene al mondo la nostra bambina, Agata. E da lì è venuto spontaneo il nome del vino.
Le risate tra i filari, le mani di chi ci vuole bene, le cassette che si riempiono una dopo l'altra. Oltre ogni più rosea aspettativa.
03 Il nome
Agathe è il nome greco di Agata.
Viene da ἀγαθή: una parola antica che vuol dire buona.
04 La pietra


È la superficie che abbiamo scelto per l'etichetta: porosa, ruvida, rosa e ruggine.
Anelli che il tempo ha messo uno sopra l'altro. Un po' come le annate.
05 La vigna
Una piccola vigna con il classico mix genetico dell'Alto Piemonte: varietà autoctone che appartengono, geneticamente, a questa zona e crescono insieme, ognuna con il suo carattere.






e poi,
si ricomincia.

«Lavorare
con gioia,
aspettare
con speranza.»
06 Il vino
La prima annata. Uve raccolte a mano a Maggiora il 25 settembre 2025, imbottigliate nel luglio 2026 — lo stesso giorno in cui è nata Agata.
Clicca sulla bottiglia
07 In cosa crediamo
Suolo vivo, inerbimento spontaneo, interventi ridotti al minimo. Lasciamo la vigna migliore di come l'abbiamo trovata.
Lavoro giusto, filiera corta, trasparenza su quello che facciamo — in vigna e in bottiglia.
Nessuna ricetta. Ogni annata è diversa, e vogliamo che si senta.
08 Diario
09 Chi siamo
Un corso da sommelier, un matrimonio, una vigna a Maggiora e una bambina, Agata. Non una grande cantina: un progetto di famiglia — genitori, fratelli, amici — fatto con le mani di tutti e tanta voglia di imparare.
Grazie a Elena Conti e alle Cantine del Castello Conti ↗, dove tutto è cominciato.

10 Il nostro guru
«Lui sente le piante.
Ci parla, proprio.»
Tecnico a 360 gradi del mondo vitivinicolo, dalla terra alla vinificazione. Ci ha preso per mano e ci ha insegnato ad ascoltare la vigna prima di toccarla. Grazie, Gianni.
Gianni Moggio ↗
11 Contatti
Maggiora (NO)
Alto Piemonte, Italia